La tentazione di essere felici – Recensione

La tentazione di essere felici

Titolo: La tentazione di essere felici – Autore: Lorenzo Marone – Editore: Longanesi, 2015 – 272 pagine – € 14,90

“Mi chiamo Cesare Annunziata, ho settantasette anni, e per settantadue anni e centoundici giorni ho gettato nel cesso la mia vita.”

Ecco come si descrive il protagonista di questo bel romanzo ambientato a Napoli, nel quartiere Vomero. Un uomo nel quale convivono un fare burbero e cinico, a volte esasperato, e slanci di profonda umanità. Ha sempre cercato le emozioni, ma ne ha così paura da fuggire quelle vere per dedicarsi al rapporto tra se stesso e la rappresentazione degli altri. Schiva il suo prossimo. Tuttavia, ha cominciato a rendersi conto che si vive veramente solo nella realtà, e per non buttare via anche gli ultimi anni che gli restano decide di investire nella vita reale.

Ha un figlio gay e una figlia in crisi coniugale che tradisce il marito con un uomo più anziano, Cesare lo definisce “il vecchiaccio che Sveva si porta a letto”. Maledice i vecchi che guardano il mondo da uno spioncino e quelli del suo condominio, dove lui stesso è il più anziano. Scambia malvolentieri qualche parola con Eleonora, la gattara, e beve qualche bicchiere di vino con Michele, il vecchietto che abita al secondo piano. Intrattiene una relazione con Rossana, una pseudo-infermiera sessantenne con “due enormi tette e un bel sedere armonico” che arrotonda lo stipendio infilandosi, a pagamento, sotto le coperte dei vedovi del quartiere.

Cesare ha deciso di occuparsi solo di se stesso e della sua vita, ma un giorno arriva nel condominio la giovane Emma; non vorrebbe impicciarsi, ma vedendo i suoi occhi tristi si prende a cuore la ragazza, che scoprirà essere vittima di violenza domestica. Cerca di aiutarla e fa tutto quello che può fino alla fine.

Lo stile è diretto e apparentemente semplice, ma in realtà ben costruito rispetto al punto di vista (Cesare) del quale l’autore si serve per raccontarci la storia. Lorenzo Marone ci regala molteplici emozioni nello svolgersi della narrazione: a volte leggere e divertenti, a volte più simili allo stridore delle unghie su una lavagna.

Questo libro è come un allarme che suona. Ti grida che devi svegliarti, perché il tempo da vivere sembra molto, ma a un certo punto potresti trovarti vicino al “Game over” senza accorgertene, e senza aver vissuto veramente.

Se dovessi usare solo due parole per descriverlo direi: Paradosso e Realtà.

Ti è piaciuta questa recensione? Lasciami un commento o un “like”, ci tengo molto alla tua opinione.

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