A oriente del giardino dell’Eden – Recensione

Singer_A Oriente.

Titolo: A oriente del giardino dell’Eden – Autore: Israel J. Singer (1893-1944) – Editore: Bollati Boringhieri, 2015 – Prezzo: € 18,50

“È mattina presto, e le ombre degli alberi si allungano oltre le radici, eppure la monotona pianura polacca già boccheggia sotto un sole cocente. Gli alberi tozzi e storti ai bordi della strada sembrano trasformati in pietre. Non un fremito di ramoscello, non un fruscio di foglie.”

Nella campagna polacca, povera e secca, un venditore ambulante ebreo di nome Mattes Ritter cerca di guadagnarsi da vivere barattando tessuti, specchi, aghi e altre chincaglierie, ricevendone in cambio qualche genere alimentare per la sua famiglia e qualche spicciolo. Le descrizioni delle sue giornate lavorative, sono crude e lasciano intravedere il duro lavoro a cui è sottoposto l’uomo, in giro per la pianura dal lunedì al venerdì, per avere in cambio poco o niente.

La moglie – Sarah – è una donna alta, gracile, sfiorita, trasandata. Il suo vestito pieno di macchie è l’emblema delle sue estenuanti giornate da casalinga. La povertà della famiglia è desolante: un piatto ogni due bambine, descritte come lacere e arruffate, vestite di stracci; la camicia del Shabbat di Mattes rattoppata e logora; due letti per tutta la famiglia.

Sarah metteva al mondo figli uno dietro l’altro, ma il problema – per lei e il marito – era rappresentato dal fatto che erano tutte femmine. Questo è il punto: ad avere solo figlie femmine c’era da vergognarsi, significava non poter avere una discendenza e non avere un ruolo nella comunità. Un giorno accadde quello in cui nessuno sperava più: nacque un figlio maschio. Con l’arrivo del piccolo Nachman, rifioriscono in Mattes le speranze di una intera vita, ma il suo progetto di fare del figlio un rabbino stimato e dotto si infrange quando  Nachman viene sedotto da Hannah e dal credo socialista. Con l’inizio della Prima guerra mondiale, gli eventi degenerano.

Non voglio svelare di più del romanzo. Quello che colpisce è lo stile, senza sconti, di Israel J. Singer, che denuncia l’ingiustizia sociale di una comunità perseguitata e poverissima. Lo sdegno dell’autore si posa anche sulle famiglie ebree ricche che, pur vivendo nello stesso villaggio, permettono che i più poveri restino in uno stato di continua indigenza. Nelle belle pagine del romanzo, però, traspare anche il fervore che anima le azioni di queste donne e uomini costretti a vivere ai livelli più bassi della comunità; un fuoco segreto che dona ad essi la dignità che i “padroni della società” avevano loro negato.

Se dovessi racchiudere in qualche parola l’intero libro, direi: Abisso e Fuoco Segreto.

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